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Agevolazioni Fiscali

Iperammortamento 2026: come finanziare il fotovoltaico industriale con la nuova agevolazione

Il credito d'imposta Transizione 5.0 è chiuso. Al suo posto c'è una maxi-deduzione che può arrivare al 180% del costo dell'impianto — ma con requisiti tecnici che decidono l'ammissibilità già in fase di progetto.

30 Ottobre 2026 Ufficio Tecnico R. e B. Impianti 6 min di lettura
Iperammortamento 2026: come finanziare il fotovoltaico industriale con la nuova agevolazione

Dal 1° gennaio 2026 il credito d'imposta Transizione 5.0 non è più in vigore. La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) lo ha sostituito con un nuovo iperammortamento che riguarda i beni strumentali 4.0 e, con un capitolo dedicato, gli impianti per l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all'autoconsumo.

Per chi sta valutando un impianto fotovoltaico sul proprio stabilimento, la notizia è buona: l'agevolazione è più generosa di quella precedente. Ma la logica è cambiata, e con essa il modo in cui l'impianto va progettato.

Come funziona l'iperammortamento

Non è un contributo a fondo perduto né un credito da compensare in F24. È una maggiorazione del costo fiscalmente deducibile: l'impresa deduce dal proprio reddito imponibile molto più di quanto ha speso, con un beneficio che si distribuisce lungo il periodo di ammortamento del bene.

Sul fotovoltaico la maggiorazione può portare la deduzione complessiva fino al 180% del costo dell'impianto. Su un investimento da 200.000 euro, questo si traduce in una deduzione aggiuntiva significativa, il cui valore effettivo dipende dall'aliquota IRES e dalla capienza fiscale dell'azienda.

Ed è il primo punto da chiarire con il proprio commercialista: l'iperammortamento premia chi ha reddito imponibile sufficiente ad assorbire la deduzione. Un'impresa in perdita o con utili contenuti ne beneficia poco.

Il vincolo del 105%: l'impianto si dimensiona sui consumi

È la regola che decide l'ammissibilità, ed è quella che più spesso ridimensiona i progetti.

La producibilità massima attesa dell'impianto — fotovoltaico più eventuali sistemi di accumulo — non può superare il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva, calcolato sui consumi medi annui dell'esercizio precedente. Il margine del 5% serve a tenere conto della variabilità della produzione, non a consentire un sovradimensionamento.

Tradotto in pratica: un tetto capiente non giustifica un impianto più grande del fabbisogno. Un progetto pensato prevalentemente per vendere energia in rete resta fuori dall'agevolazione.

Questo cambia il punto di partenza del lavoro. Prima si guardava la superficie disponibile, oggi si parte dai consumi reali: quanto assorbe lo stabilimento, come si distribuisce il carico nell'arco della giornata, quanta dell'energia prodotta verrebbe effettivamente autoconsumata. È un'analisi che va fatta prima di disegnare qualsiasi cosa.

I moduli ammessi: solo alta efficienza europea

Il secondo requisito riguarda la tecnologia. Sono ammessi soltanto i moduli iscritti al Registro ENEA nelle categorie B e C, che richiedono celle e moduli prodotti nell'Unione Europea e livelli di efficienza elevati: superiore al 23,5% per la categoria B, al 24% per la categoria C.

È un filtro stretto, che esclude gran parte della produzione a basso costo presente sul mercato. Scegliere il modulo sbagliato significa perdere l'agevolazione a impianto già installato.

Noi lavoriamo da tempo con produttori europei di fascia alta, selezionati per resa, affidabilità nel tempo e tracciabilità della filiera. Per ogni progetto verifichiamo che i moduli scelti rientrino effettivamente nelle categorie ammesse, prima dell'ordine.

Perizia e certificazioni: la parte amministrativa

L'accesso all'agevolazione richiede documentazione tecnica specifica, tra cui una perizia asseverata rilasciata da un ingegnere o perito industriale iscritto all'albo, o da un ente di certificazione accreditato, che attesti la conformità tecnica e il corretto dimensionamento dell'investimento.

È il punto in cui il progetto tecnico e la pratica fiscale si incontrano: una perizia si assevera solo su un impianto progettato e documentato correttamente fin dall'inizio.

Il nostro ruolo

Ci occupiamo della parte tecnica: analisi dei consumi dello stabilimento, dimensionamento dell'impianto entro i limiti previsti, scelta dei moduli conformi, progettazione dell'infrastruttura elettrica e dei sistemi di monitoraggio, installazione con personale qualificato.

Avere elettrico, elettronico e meccanico sotto lo stesso tetto significa che il fotovoltaico non arriva come corpo estraneo: si integra con la cabina di trasformazione, con i quadri e con il sistema di monitoraggio dell'impianto esistente.

Dal 1953 lavoriamo al fianco delle imprese del territorio, e in oltre settant'anni abbiamo visto cambiare molte volte gli incentivi. Quello che non cambia è il criterio con cui va valutato un investimento: prima la convenienza tecnica ed energetica, poi il vantaggio fiscale.

Parliamo del tuo impianto

Ogni stabilimento ha un profilo di consumo diverso, e il dimensionamento corretto è la prima cosa da stabilire. Contattaci per una valutazione di fattibilità tecnica; per gli aspetti fiscali e per l'accesso all'agevolazione ti affiancherai al tuo consulente, con cui possiamo interfacciarci direttamente.

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